Come riconoscere un wedding planner professionista? Non dalla partita iva!

Come riconoscere un wedding planner professionista è il tema di oggi, con cui mi voglio togliere un sassolino dalla scarpa e fare chiarezza!

Come riconoscere un wedding planner professionista

Sì, perché sono stufa di sentire che una wedding planner professionista la si riconosca dal fatto che abbia la partita iva o meno! E così, oggi, vorrei sfatare questo falso mito che molte wedding planner mettono in giro oramai da tempo, facendo passare un messaggio sbagliato alle spose.

Capisco che la concorrenza in questo settore adesso sia spietata, e che ci siano in giro (e questo è appurato) molte “hobbyste” che pensano di avere le qualità per farlo solo perché, a parer loro, sono brave ad accostare i colori o con i lavori “fai da te“. Il tutto senza aver fatto un corso, o peggio, non avere alle spalle un curriculum d’esperienza tale da dimostrare che lo sono. Da qui però a dire che una wedding planner professionista la si riconosca da questo è falso, limitante, tendenzioso e molto riduttivo.

Perché affermo ciò? Non lo dico io! Ma il dizionario della lingua italiana. Il significato di professionista secondo il Corriere della Sera infatti è: «Chi esercita una professione intellettuale, liberale, o comunque un’attività per cui occorre un titolo di studio qualificato». E in merito al significato di professione: «Attività lavorativa abituale. Lavoro, mestiere che richiede una particolare competenza, una specifica abilità».

Secondo Treccani: «Chi esercita una professione intellettuale o liberale come attività economica primaria».
E invece, secondo Garzanti: «Si dice di persona molto esperta in qualcosa: i ladri si sono dimostrati dei professionisti.”. E di professione: «Lavoro, attività che si svolge stabilmente per trarne un guadagno; in senso più ristretto». Il Garzanti, per essere ancora più chiaro, ricorda anche che «la professione più antica del mondo, la prostituzione»… e potrei andare avanti… senza trovare alcun riferimento alla partita iva.

La partita iva perciò non attesta che uno sia un professionista o meno e non ci tutela (io ad esempio mi sono trovata malissimo con l’agenzia di viaggi anche se aveva – e ha anche adesso – la partita iva). La partita iva asserisce solo che si è un “libero professionista” o un “imprenditore”. Chi esercita un lavoro da molto tempo in un certo tipo di settore, anche come dipendente, è da considerarsi un professionista a tutti gli effetti, anche senza la partita iva! È da considerarsi tale perché:

  1. viene pagato per esercitare quello specifico mestiere;
  2. ha fatto degli studi per farlo tanto da avere tutte le nozioni necessarie;
  3. e ha un portfolio che attesti la sua, appunto, “professionalità”.

Sarebbe come dire che chiunque abbia la partita iva sia un bravo wedding planner… e questo non è assolutamente vero e dimostrabile! Inoltre non è detto che uno che abbia aperto regolare partita iva abbia effettivamente esercitato in passato. La stessa cosa vale anche per coloro che non hanno un ufficio/studio d’appoggio, perché con l’home-office si può tagliare la spesa dell’affitto e si può fare un incontro conoscitivo anche via skype o in un bar (come è successo a me con Angela, quando stava avviando la sua attività). Un risparmio che si può girare, paro paro, agli sposi… e non fa di un wedding planner un non professionista.

Lo stato italiano permette di esercitare la propria professione anche a prestazione occasionale fino a un tetto massimo. Sono tanti i fattori che fanno decidere a un professionista il suo inquadramento fiscale e questo tipo d’agevolazione permette, a chi ha studiato da wedding planner e ha esercitato con successo per un lasso di tempo presso una società che organizza eventi, di praticare e risparmiare in prospettiva di aumentare i guadagni che poi gli permetteranno di cambiare eventualmente il suo “inquadramento” fiscale. Ma il fatto che lavori come wedding planner a prestazione occasionale non ne fa un pessimo wedding planner, sia chiaro!

A me sembra che, con questa mala informazione, si cerchi un pretesto, a parer mio anche poco etico, di limitare la grande crescita, e perciò la concorrenza, che questo settore ha avuto negli ultimi anni. Per non parlare poi che un wedding planner che lavora a prestazione occasionale, proprio perché non deve sostenere le spese di gestione e amministrazione di una partita iva (e io ne so qualcosa), è molto più economico (se non lo è mollalo subito). Ma bada bene! Questo non significa che non paghi ugualmente le tasse allo stato, quindi non va manco considerato un evasore! Se lo fosse, infatti, sceglierebbe di lavorare in nero. Lo puntualizzo perché sento dire anche questo pur di screditare questo tipo di professionisti che cercano di lavorare onestamente ritagliandosi la loro fetta di mercato.

Come riconoscere un wedding planner professionista dunque? Io cambierei la domanda, che trovo molto limitante, in: come riconoscere un bravo wedding planner?! Che sia cioè professionale. Ovvero: «Preparato, serio, competente» sempre secondo il Corriere della Sera.

Da sposa infatti, non cerco un wedding planner con la partita iva, ma un wedding planner che traduca i miei desideri di sposa (e di spesa) in un matrimonio che mi rappresenti e, nello stesso tempo, mi alleggerisca dall’ansia e dal lavoro che l’organizzazione di un matrimonio comporta. E questo vale per tutti gli operatori/fornitori di servizi per il matrimonio! Un punto di vista completamente diverso. Basato di più sull’obbiettivo e non sulla forma. Quindi, direi che, per rispondere di più alla seconda domanda, un bravo wedding planner professionale lo si riconosce:

  1. prima di tutto, da come si approccia al cliente nella fase conoscitiva.
  2. Dal curriculum vitae, che attesta l’effettiva esperienza.
  3. Dai fornitori che vi propone.
  4. Dal portfolio lavori, da cui si può capire se il suo stile corrisponde al gusto degli sposi e che può certificare la veridicità del curriculum.
  5. Dai feedbacks, da cui si può capire molto su come lavora e come si relaziona con gli sposi.
  6. Se lavora per obbiettivi: un dato utile a rivelare se è organizzata davvero e se sa tradurre in fatti quelle che sono le esigenze e richieste degli sposi.
  7. Il resto lo spiega benissimo Maria, la mia sposa oculata pugliese a questo post.

Tutti devono avere la possibilità di dimostrare il proprio valore e avere un chance nel raggiungere la propria indipendenza economica lavorando onestamente… Soprattutto se si hanno le capacità per farlo. E le spose non devono limitarsi al fatto che un wedding planner abbia la partita iva o meno per sentirsi più sicure nella scelta del proprio: non tutti i wedding planner “professionisti” – solo coloro che, secondo quello che ci vogliono far cedere, abbiano aperto partita iva – nell’atto pratico hanno poi davvero esperienza e sono bravi in questo lavoro. Infatti, dato che non si deve “operare a cuore aperto”, non è richiesto alcun titolo di studio e particolari requisiti per aprire partita iva in questo tipo di professione.

Chiuderei quindi questo post così:

Non è la partita iva a fare il wedding planner professionista, ma il wedding planner professionista a fare la partita iva.

Insomma, cerchiamo di giocarsela sul campo, onestamente, dimostrandolo con il proprio lavoro se si è davvero dei professionisti… e poi, che vinca il migliore!

Se gli sposi, seguendo i consigli di cui sopra, daranno la possibilità di dimostrare il proprio valore anche a chi fa solo prestazione occasionale, lo aiuteranno non solo a crescere ma, nello stesso tempo, daranno a se stessi la possibilità di risparmiare su questo specifico operatore di matrimonio, più economico sì, ma non per questo meno professionale. Comunque sia, non è la partita iva il parametro unico e soprattutto il più attendibile per scegliere il proprio wedding planner professionista!

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Rebecca Riparbelli

About Rebecca Riparbelli

Blogger e sposa toscana amante dei matrimoni e di tutte le forme d'arte. Quella del risparmio l'ho appresa dalla mitica nonna Solidea, classe 1908. Adoro il vintage, perché sono una nostalgica dei bei tempi andati, ovvero quelli dove l'eleganza, la galanteria e l'educazione erano ancora un "must".

2 thoughts on “Come riconoscere un wedding planner professionista? Non dalla partita iva!

  1. Finalmente un articolo di “denuncia”, infatti molti di quei mestieri che non presentano uno specifico albo per esempio considerano professionisti i possessori di partita iva, molti per esempio considerano fotografo professionista quel fotografo con partita iva. Anche se magari scatta foto terribili.

    1. Brava Elena! Grazie del commento :) Sì, ero stanca di sentire ‘sta fandonia e guarda, basta parlare con un commercialista per averne la conferma 😉

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